Riflessioni

Festa della donna: sciopero sì o sciopero no?

Ancora una festa della donna, ancora mimose, ancora tanti discorsi – più o meno banali e qualunquisti.

Poi il grande tema dello sciopero: un segno di protesta, certamente.

Un 8 marzo di lotta anche in Italia. La Rete Non Una Di Meno aderisce allo sciopero globale in occasione della Giornata internazionale della donna insieme ad altri 40 Paesi nel mondo. L’8 marzo tornerà a essere un momento di mobilitazione femminista attraverso lo strumento dello sciopero generale, indetto ad oggi dalle sigle sindacali: Usi, Slai Cobas per il sindacato di Classe, Cobas, Confederazione dei Comitati di Base, Usb, Sial Cobas, Usi-Ait, Usb, Sgb, Flc Cgil, per garantire un’astensione reale dal lavoro produttivo e riproduttivo e il coinvolgimento delle donne dentro e fuori i luoghi i lavoro.

Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo. #NonUnaDiMeno #LottoMarzo

Poi leggo sui vari social che si può astenere anche chi non ha un lavoro dipendente, chi lavora come mamma, evitando appunto anche l’accudimento dei propri figli. Non sono un avvocato o un operatore dei servizi sociali, ma un mancato accudimento mi sembra qualcosa di piuttosto grave per un genitore e che vada al di là di ogni opinione politica/sessista o rivendicazione. Mi sembra assolutamente grave che venga consigliato ad una madre di rivendicare la propria femminilità abbandonando per 24h ciò che di essa fa parte, i figli.

Lo sciopero come manifestazione di un problema, di un disagio, come protesta contro le istituzioni per rivendicare il ruolo femminile in una società che – i numeri parlano chiaro – è attualmente ben lontana dalla parità tra i sessi, può essere UNA via, ma non LA via.

Amiche donne, LA VIA SIAMO NOI.

Siamo noi per prime a discriminarci, a criticarci, a denigrarci. A dare ragione al maschilismo nella sua forma più bieca. E’ bastato che una ragazza arrivasse a sedersi sulla cattedra di Harvard per scatenare insulti sui social: e no, non dai maschi, insulti dalle donne. Tutti contro Chiara (Ferragni).

Se una donna ce la fa, se si realizza, sono proprio le donne quelle che cercano subito il difetto, che offendono e insultano. Invidia? Sicuramente, ma c’è anche dell’altro: il successo altrui non fa che rimarcare il nostro insuccesso, porta a galla le nostre incapacità e i nostri limiti. E trasforma la frustrazione in rabbia. E in insulti.

La via alla vera parità tra i sessi è a mio avviso questa: le donne facciano pace con loro stesse.

Partendo da dentro, perdonando per prime se stesse per quello che sono e che avrebbero voluto essere, fino ad arrivare alle altre donne, diventando capaci di stringersi la mano, di congratularsi a cuore aperto e leggero, di collaborare.

Solo così, forse, potremo raggiungere la parità. Solo accettando il nostro essere donne con i tanti pregi e le mille debolezze e limiti, potremmo dimostrare quanto valiamo sul lavoro, in politica, come madri.

Come mamma di una bambina, ho sempre cercato di dare a lei l’esempio: complicità, amicizia, generosità, disponibilità tra donne. Spesso mi ha visto soffrire, altre volte ha visto persone e situazioni scivolarmi addosso. Mi ha visto impegnarmi tra tre lavori, tutti belli quanto diversi, mi ha visto impegnarmi come madre, come moglie, dormire poco… e ancora, a volte, essere discriminata come professionista.

8 marzo: oggi voglio spiegare a mia figlia perché è bello sostenersi tra donne, perché è bello essere donna e quanto è difficile esserlo. E no, non sciopero: continuerò a lavorare e ad impegnarmi con e per mia figlia, proprio come faccio ogni giorno.

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Cinque


Cinque anni fa, tenendo le mani sulla pancia stesa su un lettino parcheggiato davanti alla sala operatoria, guardavo dai finestroni del corridoio della clinica il mare. La luce della mattina e i primi raggi del sole si riflettevano su quella splendida distesa azzurra e io, che non avevo chiuso occhio perchè ero letteralmente paralizzata dalla paura – un cesareo è pur sempre un’operazione… – mi sono sentita improvvisamente serena, in pace con me stessa e con il mondo. Non un rumore, non una persona in quel corridoio, in sottofondo le voci lontane degli infermieri che chiacchieravano in attesa dell’anestesista, ma io non ero sola. C’eri tu.

E pensavo ingenuamente che quel sentimento nato nei 9 mesi di pancia insieme fosse enorme, amore vero. In fondo ci eravamo viste spesso durante questi 9 mesi, in fondo ti parlavo ogni giorno e giocavamo a spingerci dalla pancia. La sera prima avevo lavorato fino alle 14 e avevo chiuso il notebook con quasi il sollievo di chi stacca dal lavoro per qualche giorno quando va in vacanza…

Non sapevo che tutto sarebbe cambiato, dopo. Perchè non è cambiato tanto in quei 9 mesi. No, è cambiato definitivamente quel giorno in cui ti ho visto per la prima volta. In cui ho capito che quell’amore che avevo provato prima era solo un’infinitesima parte di quello di quel momento. Che è cresciuto in questi anni.

E’ come se fossi nata con te di nuovo. Mi hai cambiato e mi hai reso una persona migliore, ne sono sicura. Mentre io pensavo al latte, ai pannolini, ai primi passi, ai vaccini, tu crescevi e mi hai insegnato tante cose nuove.

Mi hai insegnato ad essere paziente, a volermi bene, mi hai insegnato come dividere il mio tempo, mi hai mostrato mio marito in una nuova – splendida – veste. E tu, biberon dopo biberon, passo dopo passo, pappa dopo pappa, sei cresciuta. Non ti loderò qui, sai perfettamente cosa penso di te perchè ogni giorno te lo dico: il bene che ti voglio, le cose buone che fai e anche i tuoi piccoli difetti e i miei mille consigli su come correggerli.

Cinque anni di noi significano la tua mano che si apre a contare su tutte le dita il tempo che è passato.

Un tempo che ci ha davvero insegnato che – accada quel che accada – saremo sempre noi 3 e tu sarai la luce che illumina anche i momenti più bui, con il tuo sorriso, il tuo ottimismo.

Ogni compleanno è per noi mamme un bilancio del proprio operato: i ricordi si accavallano nella testa, ripensi a quello che hai fatto bene, ti tormenti per quello che hai fatto male o che potevi fare meglio, ringrazi Dio per la salute. Si guardano foto, scende qualche lacrimuccia.

Ma una cosa di cui sono sicura voglio dirtela, Sissi, in questo tuo compleanno: abbiamo lottato tanto per avere te e, nonostante nessuno sia esente da problemi e preoccupazioni, io oggi ti guardo e mi sento davvero felice e tanto fortunata. E la nuova me che è nata con te cinque anni fa mi piace tanto, quindi GRAZIE.

Grazie per avermi insegnato il vero peso delle cose.


Il guerriero della luce crede. Proprio come credono i bambini. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere. Poiché ha la certezza che il proprio pensiero possa cambiargli la vita, la sua vita comincia a cambiare. Poiché è certo che incontrerà l’amore, l’amore compare. Di tanto in tanto, è deluso. Talvolta, viene ferito. E allora sente i commenti: “Com’è ingenuo!” Ma il guerriero sa che il prezzo vale. Per ogni sconfitta, ha due conquiste a suo favore. Tutti coloro che credono lo sanno. (Paulo Coelho)

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70 giorni di libertà? Da cosa? A voi la scelta…

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70 giorni di libertà? Da cosa? A voi deciderlo… Cosa scegliereste se poteste avere 70 giorni liberi? Da cosa vorreste svincolarvi?
Dal lavoro, dal capo, dal gruppo WhatsApp delle mamme della scuola, dalla famiglia, dalla suocera, dal fardello delle faccende domestiche, dai social?

70 giorni, 1.680 ore, 100.800 minuti di libertà.

Non ho dubbi io sceglierei di passarli in viaggio: d’altra parte se Phileas Fogg nel 1800 riusciva secondo Verne a fare il giro del mondo in 80 giorni, oggi che siamo quasi nel 2017, io riuscirei a farlo ampiamente (forse anche due volte) in 70! Quello di cui sono sicura è che vorrei 70 giorni liberi dal lavoro – e forse anche dai social – per godermi il viaggio in tranquillità assieme a Sissi e al marito.

La mia libertà dunque consiste nel tempo.
Un’amica tempo fa mi ha chiesto cosa vorrei dal 2017, e la mia risposta è stata il tempo. Ho bisogno di tempo per gestire tutti i progetti – alcuni ambiziosi – che ho in ballo, quelli che sono in programmazione, o che semplicemente desidero mettere in atto, e ho bisogno di tempo da passare con chi amo. Ultimamente ho l’impressione che il tempo mi sfugga dalle mani, come la sabbia di una clessidra che, quasi alla fine, sembra scivoli via velocissima…

70 giorni di tempo libero da spendere come voglio…

 

E se non sarà tempo libero, almeno sarà denaro risparmiato (per fare poi ciò che voglio o concedermi uno sfizio) dato che, per i suoi 70 anni di attività, Sara Assicurazioni offre la possibilità ai nuovi clienti, che stipuleranno una nuova polizza RuotaLibera, 70 giorni gratuiti di assicurazione RC Auto sui 12 mesi acquistati.
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Le nonne: Nora, Nilde, Paola, Daniela… e un video che vi riempirà di tenerezza

“Ai nonni, che hanno ricevuto la benedizione di vedere i figli dei figli, è affidato un compito grande: trasmettere l’esperienza della vita, la storia di una famiglia, di una comunità, di un popolo; condividere con semplicità una saggezza, e la stessa fede: l’eredità più preziosa! Beate quelle famiglie che hanno i nonni vicini! Il nonno è padre due volte e la nonna è madre due volte.” Discorso del Santo Padre in occasione dell’Incontro del Papa con gli anziani in piazza San Pietro, 28/09/2014

Le nonne.

Pilastro di questa società che, quando permette alle donne di lavorare, non permette loro di gestire in maniera ottimale lavoro, figli e casa.

Sono spesso le nonne che accudiscono i nostri figli, quelle che giocano con loro mentre noi lavoriamo e che prendono – forse –  il meglio della loro infanzia, dedicandosi a loro con affetto e con completa disponibilità. Senza l’ansia delle responsabilità di noi genitori, senza le paranoie tipiche dei novellini, prendono davvero il buono dei nostri bambini, che noi spesso, sopraffatti da ansie e responsabilità, non cogliamo. Le nonne non devono mai dire “Aspetta un momento”, sono semplicemente lì per i nostri bambini: disponibili e pronte a comprendere, solitamente contrarie ai castighi e costantemente preoccupate che non abbiano freddo.

I consigli delle nonne sono quelli che funzionano sempre: dal latte con miele per il mal di gola all’aceto e bicarbonato per smacchiare il lavello, hanno un grandissimo tesoro, l’esperienza. Ogni tanto sorridono sotto i baffi, commuovendosi della nostra ingenuità di genitori…

Un salto generazionale profondo: i nostri figli, nativi digitali, che spesso a 5 anni sanno quasi programmare in PHP, diventano gli insegnanti dei loro nonni… inglese, informatica, nuove tecnologie: è uno scambio e arricchimento reciproco. Le nonne si occupano del tenero e amorevole accudimento mentre i nipoti spiegano le novità del XXI secolo.

Si occupano spesso anche della merenda dei nostri bambini e, con coscienza, si informano di cosa proporre in questo importante pasto, soprattutto quando i bambini all’asilo non mangiano con troppo entusiasmo…

E per essere davvero sicure di cosa danno da mangiare ai loro bambini, le nonne mettono da parte acciacchi e stanchezza e si preparano ad affrontare un viaggio: prendetevi poco più di un minuto per guardare il video e fatevi assalire dalla tenerezza e, perché no, dai ricordi delle vostre nonne.

Nonna Nora guarda il mare e va a sistemarsi dal parrucchiere, Nonna Nilde si preoccupa della temperatura, Nonna Paola fa le raccomandazioni al marito, Nonna Daniela ama viaggiare e scruta il mondo dal finestrino del treno…

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LifestyleRiflessioni

Con i tuoi occhi: ci sono momenti che è più bello salvare nel cuore.

Buzzoole

Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano. 
(Paulo Coelho, Manuale del guerriero della luce, 1997)

Siamo invasi dalla tecnologia.

Amo la tecnologia: l’ho sempre amata e mi è sempre piaciuto rimanere al passo con la tecnologia. Non parlo solo dell’ultimo modello di smartphone, ma anche di software, hardware, periferiche… insomma tecnologia in senso lato.

La tecnologia semplifica certamente la vita: quanto meno abbiamo tempo, tanto più la benediciamo. L’avvento degli smartphone e delle App ha reso ancora tutto più comodo, a portata di mano, nel senso letterale del termine.

Fotografiamo, postiamo, condividiamo. Vi siete mai fermati a chiedervi perchè?

La mia motivazione è quella di voler ricordare momenti speciali e condividere con chi mi legge quello che ritengo interessante. Talvolta un parere o consiglio che mi è stato chiesto proprio da voi.

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Mentre cerchiamo di immortalare momenti, quei momenti in realtà stanno passando. Ci avete mai pensato?

Mi capita spesso con Sissi: inquadro, metto a fuoco, cerco una faccia buffa, un’espressione carina, un dettaglio e, nel tempo di un clic, quell’istante è già svanito. Rimane conservato nella memoria dello smartphone, forse verrà stampato, ma sicuramente quando alziamo gli occhi dal dispositivo è già passato.

Domenica scorsa ho deciso di lasciare a casa lo smartphone e di godere di una domenica in famiglia no filter: non solo filtri fotografici, ma filtri che la tecnologia ci pone davanti, offuscando in realtà gli attimi veri. Come l’abbraccio dei nonni, come un pranzo in famiglia, come i giochi di Sissi o il tè delle cinque.

Ci sono momenti che è più bello salvare nel cuore. Quel luogo da cui niente e nessuno potrà mai cancellarli.

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Buon primo giorno di scuola piccola Emma (featuring Malvi&Co)

L’uomo è per natura un essere sociale, e chi vive escluso dalla comunità è malvagio o è superiore all’uomo, come anche quello che viene biasimato da Omero: “empio senza vincoli sociali”; infatti, un uomo di tal fatta desidera anche la guerra. Perciò, dunque, è evidente che l’uomo sia un essere sociale più di ogni ape e più di ogni animale da gregge. Infatti, la natura non fa nulla, come diciamo, senza uno scopo: l’uomo è l’unico degli esseri viventi a possedere la parola; la voce, infatti, è il segno del dolore e del piacere, perché appartiene anche agli altri esseri viventi: la loro natura ha fatto progressi fino ad avere la sensazione del dolore e del piacere ed a manifestare agli altri tali sensazioni; la parola, invece, è in grado di mostrare l’utile ed il dannoso, come anche il giusto e l’ingiusto: questo, infatti, al contrario di tutti gli altri animali, è proprio degli uomini, avere la percezione del bene, del male, del giusto e dell’ingiusto e delle altre cose. E la comunanza di queste cose crea la casa e la città. (Aristotele – Politica, 1252a)

Oggi la nostra amica Emma comincia la scuola (materna) e noi vogliamo dedicarle qualche consiglio, pensiero, riflessione.

Questi anni passeranno in fretta, ma pensiamo che siano importanti: il nostro augurio è di godere in ogni momento questa nuova esperienza. La prima da sola, lontana da mamma e papà.

Non sempre sarà facile, Emmina: a volte piangerai, a volte ti offenderai o ti sentirai troppo stanca-nervosa-piccola-grande-e-chi-più-ne-ha-più-ne-metta… ma questa è la vita.

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Come mamma, senza il vezzo di volersi sentire educatrice o sfegatata-montessoriana (attenzione a filtrare e a separare le mode dai principi. Sempre), guidata dall’esperienza di Sissi alla materna, rimango profondamente convinta che la scuola sia prima di tutto una palestra di vita, il primo contatto del bambino con la società.

Siamo esseri sociali. 

Per dei bambini amati e coccolati, nonostante siano molto socievoli, può diventare difficile essere anche animali sociali. Si impara a stare con gli altri e a misurare fin dove arriva l’io e fin dove arriva l’altro. Si impara a tollerare il piccolo sopruso, si impara a difendersi dal grande sopruso. Socievolezza e comportamento sociale non sempre vanno d’accordo soprattutto quanto nelle famiglie ci sono background diversi, principi di vita diversi, talvolta culture diverse: la scuola insegna proprio questo, a stare insieme nonostante le diversità.

Da genitore, amica Vale, ti sentirai strappare il cuore quando ti racconteranno che tua figlia ha pianto perchè un bambino l’ha picchiata (ma certamente non vorrei neanche essere il genitore del bambino picchiatore) o che scontrandosi con qualcuno che correva si è spaccata un labbro… sentirai un po’ di materna gelosia sapendo che la tua bambina è stata consolata dalla cara maestra, che le avrà asciugato le lacrime e l’avrà tenuta in braccio. Però l’augurio che possiamo fare ai nostri figli è proprio quello di trovare sempre persone disposte a consolarle, anche quando noi non ci saremo.

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Questa scuola di vita costituisce il primo passo della tua bambina nella società: il mio augurio è che questi bambini imparino a stare insieme in armonia, a costruire una società con un suo equilibrio, fatto di rispetto per cose e persone, di empatia e armonia. Perchè – non è retorica – stanno imparando a costruire la società del loro futuro, che mi auspico sia migliore di quella attuale.

Ad Emma auguriamo di guardare ogni cosa e persona di questo suo primo giorno con la intelligente curiosità che la contraddistingue e che nascano tante amicizie e sorrisi. Che ci siano tante risate e giochi felici. E che poi a sera quegli occhioni azzurri ti raccontino tutta la gioia di aver vissuto nuove esperienze.

Sarà questo il conforto per il tuo distacco, Vale: la sua gioia. 

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E a proposito di gioie, dato che tra poco festeggeremo Emma per il suo compleanno, ci siamo divertite a fare qualche scatto insieme a Malvi&Co, con la nuova collezione autunno/inverno 2016, in montagna in uno splendido maso altoatesino: non vi sembra una meravigliosa signorina?

Tutte le immagini sono state scattate da Valentina Bravetti Photographer (©Copyright Valentina Bravetti Photographer)

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LifestyleRiflessioni

Non dimenticate

Ho riflettuto a lungo se scrivere o meno questo post.
Il terremoto ha colpito vicino casa nostra.

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Abitiamo a 30 km Pescara del Tronto, a 60 km Amatrice e Accumoli. Abbiamo passato notti insonni, notti in auto, notti da amici a Roma per tornare – seppure per un giorno – alla lucidità.
Sebbene io sia un tecnico e razionalmente possa comprendere la situazione per aver studiato i fenomeni legali a sismica e geologia (nonché facciano parte del mio lavoro quotidiano), vivere accanto (grazie a Dio non dentro) a un terremoto ti toglie la lucidità perché ti getta in uno stato d’ansia che ti fa sobbalzare a ogni minimo tonfo. Come mamma, poi, le preoccupazioni salgono proprio perché vedi tanti bambini sotto le macerie e, inevitabilmente, ti immedesimi in situazioni abominevoli da sopportare per il cuore di qualsiasi essere umano.
Questo post potrebbe essere un’accusa ai tanti che hanno postato sciocchezze e nefandezze sui Social (il finto vittimismo di chi ha visto un lampadario oscillare a Milano o i tanti post su come difendere i bambini dal terremoto…), indignandomi, perchè per un like in più, sembra che tutto sia concesso.
Avete letto delle bufale sul terremoto sui social?
Avrei poi potuto scrivere un bel post accusatorio ai media in generale (sembra sia di moda accusare i Tg per il loro servizio, che a me è sembrato comunque – con i limiti del caso – utile).

Cosa voglio dirvi – umilmente – con questo articolo? Due semplicissime cose, solo due.

La prima è DONATE.

In maniera intelligente e oculata. Rivolgendosi a Croce Rossa e agli organismi istituzionali di Comuni e Regioni. Donare denaro chiamando ai numeri terremoto e donare oggetti (non qualsiasi cosa ma solo ciò che serve davvero e viene richiesto) ai centri di raccolta.

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La seconda è NON DIMENTICATE.

Passato il boom della notizia e terminate le scosse (perché termineranno, prima o poi) non si parlerà più di terremoto. Le amiche milanesi cominceranno a frequentare i press day settembrini, poi arriveranno le fashion week, poi le gite fuoriporta, il back to school.

Anche questo blog andrà avanti con quel tono di leggerezza che permette al lettore 5 minuti di distrazione al giorno.

Ma i terremotati rimarranno ad Amatrice, Accumoli, Arquata con problemi sempre maggiori: senza casa. Senza cari. Col freddo incipiente (vi assicuro che in questi luoghi fa freddo).

Per voi amiche milanesi l’amatriciana rimarrà quella pasta buona che è nata in un paesino che non c’è più.

È anche giusto andare avanti, show must go on, ma non si deve dimenticare.

NON DIMENTICATE che ci saranno persone che soffrono ancora e che avranno ancora bisogno del vostro aiuto e che potrete continuare a donare. Sempre.

Anche per Cesi. Anche per L’Aquila. Anche per l’Emilia.

Riflessioni

#milesofthanks Ogni piccolo viaggio conta

Buzzoole

Ho visto per caso questo video, che Linear, la compagnia di assicurazioni online, ha pubblicato per festeggiare il suo ventesimo compleanno e ringraziare tutti gli automobilisti che hanno viaggiato insieme a loro fino a qui. Il messaggio è forte ed emozionante.

“Grazie per averci accompagnato in questo viaggio lungo 20 anni. La vita è un bellissimo viaggio. E tu chi vuoi ringraziare per averti accompagnato nel tuo? Raccontacelo qui”: così nella propria Pagina Facebook di Linear recitava il post celebrativo dei 20 anni. Gli utenti che hanno condiviso i loro messaggi di ringraziamento, usando anche l’hashtag #milesofthanks, hanno avuto l’opportunità di vederli proiettati sul maxi-schermo di Linear in piazzale Loreto a Milano, punto di snodo per tutti gli automobilisti della metropoli.

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Ogni piccolo viaggio conta

Il video è emozionante e strappa sicuramente qualche lacrimuccia.

Io mi sono chiesta CHI voglio ringraziare. Dire Sissi, mio marito, i miei genitori sarebbe scontato e banale: nonostante il divenire continuo della vita, cerco di ringraziarli ogni giorno. Non sempre con tutte le parole che vorrei, perchè se è vero che i gesti contano tantissimo, a volte abbiamo bisogno anche di parole… spesso il tran tran quotidiano ci porta a pensare che le parole non siano necessarie perchè comunque le nostre azioni sono piene di affetto ed amore. Tuttavia il cuore si nutre anche di parole: quindi, ancora una volta, GRAZIE alla mia famiglia.

Qui nel blog, invece, voglio ringraziare TE, che mi leggi. Ogni giorno. O quasi. Non vi conosco tutti personalmente, sarebbe impossibile, ma con qualcuno ho stretto un legame di amicizia, con altri ci scambiamo battute sui social. Altri mi leggono silenziosamente. E nonostante tutto mi accompagnano in questo piccolo viaggio giorno dopo giorno. Grazie per interessarvi a ciò che racconto con affetto e trasporto. 

Infine, voglio ringraziare anche la concorrenza, quella sana e onesta, che spinge a fare sempre meglio, e anche quella sleale, che cerca di colpire e buttare giù, ottenendo solo l’effetto contrario: si migliora, si cambia e si trova anche, così per caso, il successo.

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La sicurezza è un fattore importante, soprattutto ai giorni nostri: io mi difendo

Buzzoole

L’hanno vista passeggiare da sola, di notte e l’hanno trascinata con la violenza in un garage.

E’ solo uno degli incipit dei tanti articoli di cronaca degli ultimi giorni.

Ho quasi 40 anni. Ho abitato da sola fin da quando avevo 18 anni, da studente fuorisede, prima in Italia, poi all’Estero. Durante l’Università avevo un appartamento condiviso con altre ragazze, come la stragrande maggioranza degli studenti fuorisede. All’Estero sono poi andata per la Tesi, prima convivendo con ragazze straniere, poi addirittura, durante il Master postlaurea e i primi anni di lavoro, ho vissuto da sola. Uscivo, tornavo a casa anche a notte tarda, da sola. A volte ho avuto paura e ho chiesto ad un taxista di aspettare che mi vedesse rientrare in casa, altre volte sono andata in giro con un cavatappi di acciaio in borsa.

Non mi è mai accaduto nulla. Grazie a Dio. Sono stata avveduta, forse fortunata, un pizzico incosciente… e forse erano anche altri tempi.

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Oggi ho una figlia, piccola, una bimba, ma i fatti di cronaca mi fanno rabbrividire e preoccupare. Sono molto preoccupata perchè so quale educazione sto dando alla mia bambina, tuttavia non posso sapere che ragazza diventerà e soprattutto (non lo dico con presunzione, ma solo sto constatando i fatti) non so quale educazione stanno dando gli altri a quei bambini che un giorno diventeranno i ragazzi che frequenterà.

Vorrei poter proteggere, come ogni madre, mia figlia da ogni male, da tutti i mali di questo mondo che ogni giorno che passa limita di più la libertà delle persone e lo fa con la paura. Non è solo il terrorismo su larga scala, non è solo l’attacco terroristico all’aereoporto: è la paura dell’altro e il senso di sfiducia che si genera nei confronti di questi ragazzi adolescenti. Allo sbando. Senza futuro. Ragazzi che ascoltano solo ripetutamente e in ogni dove la parola crisi, disoccupazione, economia negativa, ma allo stesso tempo sono vittime della globalizzazione, del tutto-e-subito, dell’alcool e delle droghe. Senza principi, senza rispetto.

Oltre all’educazione, voglio insegnare a mia figlia a difendersi. Ed onestamente anche io, come donna, voglio imparare a difendermi come posso.

Navigando in rete alla ricerca di strumenti per la difesa personale, ho trovato Guardian Angel II.

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Cos’è Guardian Angel II

Guardian Angel II è un prodotto che nasce per la difesa della propria persona, ma non è un’arma: è una pistola compatta e leggera (12 x 8cm, pesa 100 g) da difesa che spruzza un getto liquido irritante (al peperoncino) non letale che blocca l’aggressore per circa 1 ora.
La pistola può colpire un bersaglio fino a 3 metri ed immobilizzarlo per 1 ora senza danni permanenti. Ha un mirino e impugnatura comoda per una presa e una mira più facile e immediata e dispone di 2 colpi pronti all’uso.

C’era una volta lo spray al peperoncino… ma Guardian Angel II  migliore in quanto a rapidità, efficacia e facilità di utilizzo e, soprattutto, uno spray non arriverà mai a 3 metri di distanza!

Guardian Angel II si può acquistare in Italia sull’unico canale ufficiale di vendita www.midifendo.it. Altri siti possono proporre prodotti apparentemente identici ma (ATTENZIONE) non legali in Italia, in quanto non conformi alle prescrizioni legali.
Tramite il sito internet www.midifendo.it è possibile avere tutte le informazioni sia sul prodotto che sul suo utilizzo, oltre a trovare un blog ideato appositamente per suggerire e istruire gli utenti sul mondo dell’autodifesa.

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Festa del papà 2016: riflessioni su papà 2.0

Papà 2.0: i papà del nuovo Millennio sanno sicuramente essere partecipi della vita quotidiana e pratica. I nostri mariti preparano biberon, cambiano pannolini, si alzano di notte… un grande merito ed una necessità dettata anche dal fatto che noi, le mamme, lavoriamo e siamo sempre più impegnate.

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Il Censis nel 2011 aveva coniato il temine “padri ludici” proprio da contrapporre al pater familias autoritario, d’altra parte il fenomeno era stato percepito già negli anni ’60 quando Lacan aveva definito l’epoca contemporanea come quella dell’“evaporazione del padre”

Lo psichiatra Paolo Crepet nel libro L’autorità perduta scrive che “l’ingresso della figura paterna nella quotidianità familiare ha messo in luce fragilità inaspettate”: il libro è complesso e molto interessante, ma a mio avviso va criticata la partecipazione fine a se stessa, senza trasporto.

Noi mamme di oggi rappresentiamo la generazione di passaggio: siamo state probabilmente figlie di padri “poco partecipativi” alla quotidianità e siamo mogli dei nuovi padri.

Guardiamo le differenze, sono evidenti: è evidente il tempo dedicato dai padri ai figli, è evidente il tipo di rapporto e complicità che c’era e che c’è. Ancora una volta a mio avviso non ci sono vincitori nè vinti: non mi sento di condannare o crocifiggere i nostri padri perchè non hanno passato ogni domenica a disegnare con noi, nè mi sento di criticare mio marito per non avere un polso duro con Sissi.

Semplicemente, siamo figli del nostro tempo e della società in cui ci troviamo in un determinato momento: i papà fanno (allora come oggi) del loro meglio, come possono e come sanno, e non deve neanche essere semplice, soprattutto quando ci si relaziona con figlie femmine… 

Tuttavia trovo tratti comuni tra il mio babbo e il papà di Sissi: sono i principi, trasmettere i propri (sani) principi con le proprie azioni, quel buon esempio che ti accompagna per tutta la vita e che oggi mi fa dire GRAZIE al mio babbo per avermi insegnato tanto e a mio marito da parte di Sissi per tutto quello che sono sicura che le insegnerà.

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Festa della donna 2016: pensieri e parole

Ogni anno la Giornata Internazionale della Donna mi fa profondamente riflettere e sicuramente questa Festa della Donna 2016 non è da meno.

Qualche numero…

Il Global Gender Gap Report del World Economic Forum è un interessantissima pagina da visitare: in generale, attraverso tanti indicatori, misura il divario di genere nel mondo. Potete navigare tra i dati e scoprire che l’Italia è al 41esimo posto su 145 paesi. Un triste traguardo, quando guardiamo la Top 10 globale e quella Europea, come sempre dominate dai paesi Nordici, ma ancora più triste se guardiamo alle opportunità economiche delle donne: solo Turchia e Malta fanno peggio di noi in Europa.

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Su 145 paesi, con il 13% di disoccupazione femminile l’Italia è al 111esimo posto: tra gli ultimi insieme a Cuba, Messico, Arabia Saudita e Bangladesh. Il trend negli ultimi dieci anni è peggiorativo, purtroppo.
Solo il 51% delle donne lavora, contro il 74% degli uomini. In Italia una donna in media guadagna 0,47 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo.
La maternità diventa inoltre devastante per la vita professionale delle donne: una donna su quattro lascia il lavoro quando aspetta un figlio e dopo la maternità continuano a lavorare solo 43 donne su 100.

Il limite delle donne sono purtroppo le donne stesse.

Sono soddisfatta, fiera, orgogliosa di essere nata donna, non avrei voluto nascere uomo sebbene questo mondo sia dominato dagli uomini e sicuramente questi miei pensieri appariranno a tratti femministi, ma alla soglia dei 40 anni, qualcosa sull’essere donna credo di averlo imparato.

Ho passato metà della mia vita a contatto con uomini: dall’università al lavoro, sempre uomini. Ed è stato difficile essere più brava di loro senza ferire il loro orgoglio maschile, senza farli sentire inferiori addirittura ad una donna (quando poi invece il contrario dovrebbe essere normale). E’ stato difficile trovare un equilibrio tra la propria femminilità, tra il proprio mondo ormonale, fatto inevitabilmente (e naturalmente) di belletti e sentimenti, e un lavoro prettamente maschile in cui in un cantiere mai sarai ascoltata, in cui raramente siederai al tavolo delle trattative perchè non puoi essere carina e anche intelligente, non puoi dire a loro uomini come investire milioni di euro.

Negli ultimi anni, la maternità, il blog ed i social mi hanno riportato a contatto con le donne.

E non ci siamo, amiche mie. Troppo spesso prede degli ormoni (che dovremmo governare, piuttosto che assecondare), vedo donne invidiare profondamente altre donne con asprezza ed amarezza, vedo donne offendere senza pietà altre donne, vedo donne belle attaccate da donne meno belle, donne che oggi fanno gruppetto con una mentre domani faranno gruppetto con le ex-amiche della loro virtuale nemica. Vedo le chiacchiere da pescivendole, offese, cattiverie, poca maturità, ancor meno coerenza, concorrenza sleale… Vedo donne programmare gravidanze per rimanere a casa a prendere lo stipendio a scapito di altre donne che invece una famiglia l’hanno già e dovranno sobbarcarsi a doppio lavoro.

Cerco di mantenermi aliena a queste dinamiche, che non fanno parte del mio modo di essere e tantomeno della mia forma mentis, ma mi portano a riflettere profondamente su quanto siamo noi donne a limitare la nostra indipendenza e la nostra crescita e riconoscimento sociale. Non siamo capaci di creare gruppi forti e coesi: è un fattore comune che ci caratterizza nei comportamenti dall’asilo fino al gruppo Whatsapp delle mamme, dalla politica fino alla palestra.

Ancora una volta la storia dovrebbe insegnarci qualcosa. Quando le donne hanno ottenuto qualcosa è sempre stato insieme: insieme hanno ottenuto tanti dei diritti di cui oggi godiamo e spesso abusiamo senza renderci conto che qualcuno ha lottato perchè oggi possiamo vestire come vogliamo, andare dove desideriamo, votare…

Quando le donne creano sinergie, collaborano, si uniscono per uno scopo o, ancor meglio, per un ideale, allora nascono grandi idee e progetti…

Ho chiesto ad un’amica vera e speciale un libro che esprimesse un concetto di sana femminilità per Sissi: ed ecco Vale (la chiamerò così ma poi vi lascerò tutti i suoi riferimenti), il suo pensiero sulla giornata di oggi e il libro che mi ha consigliato.

“Rosa Confetto”

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Questo è il libro al quale ho pensato subito, senza esitazioni, cara Paola. In questo giorno speciale, colgo al volo l’occasione che mi offri (e che tanto apprezzo) per ringraziare due delle donne importanti nella mia vita.

Mia zia Loredana, che me l’ha regalato, e la mia mamma che me l’ha letto infinite volte con sempre rinnovato entusiasmo, ben prima che fossi in grado di farlo da sola e di capirlo davvero. Io e mia sorella lo abbiamo amato da che ho memoria, inizialmente per le splendide illustrazioni, poi anche per i contenuti importanti.

“Rosa Confetto” è stato scritto in anni diversi sulla scia del ’68: si intuisce già dal nome delle edizioni, “Dalla parte delle bambine”.  Allora certi argomenti erano estremamente sentiti e le donne lottavano unite, con passione, per la parità dei diritti.

Ma i concetti rappresentati e i valori trasmessi, mai come oggi sono attuali. 

La diversità, in particolare di genere, di trattamento e aspirazioni riservati a maschi e femmine. La curiosità nei confronti del mondo. Le pari opportunità. La ricerca della propria individualità ed indipendenza, la sana ribellione per l’affermazione della personalità di ognuno.

La protagonista Pasqualina, come capirai, è una elefantina degli anni settanta assolutamente moderna. Un’eroina che niente ha da invidiare a quelli tanto cari ai nostri bambini, che continuano ad essere prevalentemente di sesso maschile. Purtroppo in genere viene proposto un certo tipo di modello, anche per quanto riguarda l’eroismo. Ancora oggi, si sente la necessità di difendersi in un mondo “maschile” e proprio per gli stimoli che sin dalla prima infanzia riceviamo, forte è la tentazione per noi donne di assumere determinati atteggiamenti, correndo il rischio di immedesimarci divenendo noi stesse esempio di comportamenti che aborriamo. Si può essere eroi o eroine anche accettando le proprie debolezze, i propri limiti e puntando sulla gentilezza, sulla comprensione, sulla disponibilità. Sull’empatia.

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Con il suo esempio positivo, Pasqualina contagia le elefantine, che si sostengono l’un l’altra facendosi coraggio. E insieme compiono un passo importante per essere se stesse.

Molta è ancora la strada che noi donne dovremmo percorrere insieme, per raggiungere quegli obiettivi (opportunità economiche e lavorative, adeguata tutela di lavoratrici in maternità e madri lavoratrici…), che i dati statistici sul divario di genere da te riportati evidenziano essere ben lontani.

Se sono la donna e la mamma che sono oggi, lo devo anche a questo libro, che così bene simboleggia l’educazione che ho ricevuto. L’edizione originale per Emma, mi ha sempre seguito nei vari traslochi. Gelosamente custodita per lei, la aspettava, già molto prima che nascesse. Ho appreso solo ieri, con gioia, che è stata riedita da Motta Junior, insieme ad altri racconti dello stesso tenore. Non li ho letti, lo farò estremamente volentieri e vorrei che anche tu, amica mia, ne avessi l’opportunità. Che Sissi imparasse ad amare Pasqualina quanto l’ho fatto io.

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Come tu ben sai, non ho mai avuto una particolare passione per il rosa, almeno in certe tonalità. Ma se dovesse diventare il colore preferito della mia bambina (che per il momento ama tutti i colori dell’arcobaleno, a 2 anni gioca con Lego, bambole, trattori e dinosauri con indosso un tutù senza fare una piega) la cosa non mi turberebbe affatto. Anche perché non è detto che se domani adorasse questo colore, sarebbe la stessa cosa tra un mese, un anno, cinque o cinquanta. Per come la vedo io, tutto sta nella libertà di scegliere per se stessi, rispettando le scelte degli altri. Se le imponessi di vestirsi sempre di verde, arriverebbe ad odiarlo, quando magari lo avrebbe naturalmente apprezzato.

Quando si soffre o ci si sente costretti, è giusto “uscire dal recinto”. Trasgredire a regole imposte, ribellarsi e scegliere di essere un grigio naturale anziché un rosa finto, costruito, solo perché è quello che piace agli altri o la società si aspetta da noi.

Pasqualina fa una scelta. Se fosse nata grigia pur sentendosi rosa, non ci avrei visto niente di male nel suo cercare di essere ciò che desiderava, senza imporre nulla ad altri.

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Mamma che Passione! La mia esperienza #daciafamilyproject

Vi già ho raccontato dell’interessante progetto Dacia Family Project ed oggi voglio raccontarvi la mia esperienza come special guest alla Rubrica Twitter “Mamma che Passione”!

La rubrica “Mamma che passione!” è su Twitter ogni martedì dalle 15:30: basta seguire @daciaitalia e l’hashtag #DaciaFamilyProject e condividere i motivi più belli e le grandi emozioni che spingono a metter su famiglia.

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La puntata di ieri si incentrava sul bello di essere mamma, in particolare sulle gioie di tutti i giorni, sulla quotidianità della mammitudine. Potete trovare su Twitter sutta la puntata sotto l’hashtag #daciafamilyproject e commentare, anche a posteriori, con i vostri pensieri e le vostre impressioni. Inoltre potete segnare in agenda l’appuntamento settimanale con “Mamma che passione” perchè è stato davvero divertente, utile e a tratti liberatorio: confrontarsi con le altre mamme e vedere che tutte abbiamo le stesse reazioni e sentimenti è davvero qualcosa di prezioso, a mio avviso.

E’ nato un bel confronto con le altre mamme, a tratti ironico, a tratti romantico: abbiamo scherzato su temi come fidanzati, suocere, sonno e tanto altro, ma abbiamo parlato anche di cose più serie come amore, sentimenti, età a cui avere i figli, importanza dello sport, attaccamento materno… insomma, il nostro mondo quotidiano di mamme a 360°!

Sono trapelate ansie, aspettative, ma soprattutto tanta positività e tanto amore materno e sono proprio questi i valori che Dacia vuole premiare con il concorso Dacia Family Project: i valori della famiglia vissuta in maniera vera, profonda e sana, senza rinunciare a momenti di svago e divertimento insieme, proprio come la domenica allo stadio.

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Potete vincere un abbonamento Family alla Dacia Arena e partecipare da protagonisti al match Udinese-Napoli e, se non tifate Udinese, potete comunque vincere i biglietti per andare a vedere la vostra squadra del cuore alla Dacia Arena: che ne dite?

In fondo, basta provare!

LifestyleRiflessioni

Buon Compleanno Sissi

4 anni.

Ieri mentre venivo a prenderti a scuola in auto mi sono soffermata su quelle sensazioni provate proprio 4 anni fa: paura, gioia, inadeguatezza, responsabilità, amore.

Quella mattina guardavo il mare dalla finestra della clinica e mi chiedevo come saresti stata e chi saresti diventata. Oggi, dopo 4 anni, so perfettamente chi sei e guardo con orgoglio chi sei diventata.

Sullo stesso viale alberato che percorrevo con l’auto, poi, lo sguardo si è soffermato sui ragazzi che entravano a lezione all’Università. Soli nel mondo, padroni delle loro vite, indipendenti, i loro sorrisi, gli scherzi: ho provato una fitta al cuore e un desiderio di farmi piccola piccola ed accompagnarti ovunque e per sempre.

Suppongo che anche per questo passeranno gli anni: una lenta – lentissima per fortuna – separazione. L’amore più grande del mondo, quello di mamma, è misto in fondo ad uno dei dolori più forti (che in questo momento non riesco neanche a pensare senza trattenere la lacrime).

Ci saremo sempre l’una per l’altra. Lo so. Ma io nel frattempo voglio godermi ogni giorno di te, ogni singolo minuto della tua infanzia, questo momento in cui tu pensi che io sia invincibile.

Invincibile in realtà non sono, ma per te voglio cercare di essere ogni giorno una persona migliore.

Tanti auguri Sissi.

PS. La festa a scuola causa influenza è solo rimandata. Promesso.

LifestyleRiflessioni

La catena delle mamme: perchè ho deciso di pubblicare le foto

Turbine di polemiche sui social a proposito dei social.

Da Umberto Eco venuto a mancare che i social hanno osannato… paradossale: proprio lui che i social aveva crocifisso (basta leggere questo articolo per ricordare il suo pensiero in merito)…

Il gioco delle mamme che scatena polemiche infinite (ecco l’articolo di Repubblica.it a proposito) sui social sulla privacy, sulle foto dei minori, ecc… Ecco il post della Polizia Postale su Facebook.

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Io ho condiviso le foto in quel gioco sulla maternità in base ad un pensiero di coerenza e a varie vicissitudini avvenute con la mia bambina.

  1. Le foto di Sissi (sia qui sul blog che sui canali social) sono raramente a viso pieno, sono spesso sfocate in volto o prese di tre quarti o con me.
  2. Quel gioco era sulla maternità: non si incitava a condividere foto dei propri figli ma foto che rendevano madri orgogliose. Chi voleva giocare avrebbe potuto postare la propria pancia, un paio di scarpine, una mano, un fiocco nascita, ma ancora di più una pagella, un disegno, una medaglia sportiva… l’orgoglio non è solo avere figli belli da fotografare (che poi: ogni scarrafone è bello a mamma sua…) e l’italiano non è un’opinione.
  3. Le polemiche fini a se stesse sono sempre sterili. Cara Polizia Postale, in questo mare di ignoranza informatica, perchè piuttosto di allarmare non hai educato e spiegato COME le stolte mamme italiane potessero rendere private queste immagini o come si imposta la privacy su Facebook?
  4. Coerenza, amiche. Inutile fare le bacchettone su Facebook e poi postare dieci foto a giorno del vostro bimbo/a su Instagram…
  5. Coerenza, blogger. Ancora più coerenza, per favore. Soprattutto perchè su Facebook tanti problemi, mentre sul vostro blog (le cui visite certamente non limitate o oscurate) i vostri figli vengono fotografati in mille pose per i post per cui venite pagati?
  6. Esperienza personali: Sissi ha camminato per la prima volta in un’aeroporto ed è stata fotografata dalle persone in sala d’attesa. Poi al Keukenhof in Olanda è stata fotografata da un gruppo di cinesi perchè giocava in maniera tenera con dei tulipani alti quanto lei. Poi al Colosseo mentre facevamo da guide turistiche ai nostri parenti un gruppo di stranieri ha fatto foto con noi. Poi a Londra da Harrods facemmo delle foto con Babbo Natale in mezzo ad altri turisti. Poi al centro commerciale alla festa di Carnevale ha fatto la foto con il Pirata insieme ad altri mille bambini fotografati da altri mille genitori. Sono pochi dei tanti episodi che mi sovvengono… in un mondo in cui la fotografia è a portata di clic con uno smartphone da parte di chiunque, casualmente noi o i nostri figli ogni giorno facciamo da comparse ignare delle foto altrui… che fine fanno queste foto?

Penso che debba prevalere il buon senso. Nessuna mamma è migliore di un’altra. Facciamo le cose in buona fede e per il bene dei nostri figli. Nessuna mamma sana di mente farebbe qualcosa che possa nuocere a suo figlio. Però… perchè con lo stesso clamore non educhiamo al rispetto? Perchè con la stessa polemica non puntiamo il dito contro chi non ha fatto il corso di manovre salvavita pediatriche, contro chi non si informa del benessere dei propri figli (SIDS e vaccini in primis), contro chi non posta foto sui social ma poi abbandona i propri bambini nelle mani di nonne/i così anziani da non essere in grado di badare loro o a babysitter straniere incapaci di fronteggiare una qualsiasi emergenza?

La privacy nei social può essere sempre applicata. Puoi limitare, bloccare, segnalare, scegliere chi seguire e da chi farti seguire. C’è anche la bella opzione di non avere affatto alcun social.

Il fatto di scegliere per i nostri figli è il ruolo dei genitori. Scegliamo ogni giorno per loro e ne siamo responsabili anche dal punto di vista civile e penale. Scegliamo se vaccinarli o no. Scegliamo cosa dar loro da mangiare. Scegliamo come vestirli. Dalle scelte importanti fino a quelle più frivole, ogni singolo giorno operiamo scelte in nome e per conto dei nostri figli minori: è la cosiddetta patria potestà quella che esercitiamo ogni giorno finchè non diventeranno maggiorenni.

Io onestamente non credo che mia figlia mi odierà per aver condiviso alcune foto un po’ sgranate e sfocate nel solo intento di dichiarare il mio amore per lei. E non credo nemmeno che un pedopornografo le possa usare a fini illeciti quando su Instagram ci sono tantissime bacheche con modelli bambini/e ammiccanti e mezzi nudi, forse molto più allettanti per delle menti malate.

Come al solito, purtroppo, invece di fare rete e confrontarsi in maniera civile e serena, la rete divide e le polemiche si inaspriscono con toni a tratti surreali. Perchè anche chi non ha postato alcuna foto, dietro lo schermo del pc o dello smartphone si sente forte della propria identità nascosta che lo autorizza a dire tutto e il contrario di tutto, a giudicare senza conoscere e senza avere un contraddittorio.

Ogni volta che un tema diventa caldo, sui social si perde il senso della misura e si esagera, si offende, si odia con violenza e virulenza… e allora, purtroppo, risuonano le parole di Umberto Eco, pesanti come un macigno sul cuore di chi vorrebbe che la rete e il web creassero sinergie tra esseri umani piuttosto che invasioni di imbecilli:

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».