Riflessioni

Festa della donna: sciopero sì o sciopero no?

Ancora una festa della donna, ancora mimose, ancora tanti discorsi – più o meno banali e qualunquisti.

Poi il grande tema dello sciopero: un segno di protesta, certamente.

Un 8 marzo di lotta anche in Italia. La Rete Non Una Di Meno aderisce allo sciopero globale in occasione della Giornata internazionale della donna insieme ad altri 40 Paesi nel mondo. L’8 marzo tornerà a essere un momento di mobilitazione femminista attraverso lo strumento dello sciopero generale, indetto ad oggi dalle sigle sindacali: Usi, Slai Cobas per il sindacato di Classe, Cobas, Confederazione dei Comitati di Base, Usb, Sial Cobas, Usi-Ait, Usb, Sgb, Flc Cgil, per garantire un’astensione reale dal lavoro produttivo e riproduttivo e il coinvolgimento delle donne dentro e fuori i luoghi i lavoro.

Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo. #NonUnaDiMeno #LottoMarzo

Poi leggo sui vari social che si può astenere anche chi non ha un lavoro dipendente, chi lavora come mamma, evitando appunto anche l’accudimento dei propri figli. Non sono un avvocato o un operatore dei servizi sociali, ma un mancato accudimento mi sembra qualcosa di piuttosto grave per un genitore e che vada al di là di ogni opinione politica/sessista o rivendicazione. Mi sembra assolutamente grave che venga consigliato ad una madre di rivendicare la propria femminilità abbandonando per 24h ciò che di essa fa parte, i figli.

Lo sciopero come manifestazione di un problema, di un disagio, come protesta contro le istituzioni per rivendicare il ruolo femminile in una società che – i numeri parlano chiaro – è attualmente ben lontana dalla parità tra i sessi, può essere UNA via, ma non LA via.

Amiche donne, LA VIA SIAMO NOI.

Siamo noi per prime a discriminarci, a criticarci, a denigrarci. A dare ragione al maschilismo nella sua forma più bieca. E’ bastato che una ragazza arrivasse a sedersi sulla cattedra di Harvard per scatenare insulti sui social: e no, non dai maschi, insulti dalle donne. Tutti contro Chiara (Ferragni).

Se una donna ce la fa, se si realizza, sono proprio le donne quelle che cercano subito il difetto, che offendono e insultano. Invidia? Sicuramente, ma c’è anche dell’altro: il successo altrui non fa che rimarcare il nostro insuccesso, porta a galla le nostre incapacità e i nostri limiti. E trasforma la frustrazione in rabbia. E in insulti.

La via alla vera parità tra i sessi è a mio avviso questa: le donne facciano pace con loro stesse.

Partendo da dentro, perdonando per prime se stesse per quello che sono e che avrebbero voluto essere, fino ad arrivare alle altre donne, diventando capaci di stringersi la mano, di congratularsi a cuore aperto e leggero, di collaborare.

Solo così, forse, potremo raggiungere la parità. Solo accettando il nostro essere donne con i tanti pregi e le mille debolezze e limiti, potremmo dimostrare quanto valiamo sul lavoro, in politica, come madri.

Come mamma di una bambina, ho sempre cercato di dare a lei l’esempio: complicità, amicizia, generosità, disponibilità tra donne. Spesso mi ha visto soffrire, altre volte ha visto persone e situazioni scivolarmi addosso. Mi ha visto impegnarmi tra tre lavori, tutti belli quanto diversi, mi ha visto impegnarmi come madre, come moglie, dormire poco… e ancora, a volte, essere discriminata come professionista.

8 marzo: oggi voglio spiegare a mia figlia perché è bello sostenersi tra donne, perché è bello essere donna e quanto è difficile esserlo. E no, non sciopero: continuerò a lavorare e ad impegnarmi con e per mia figlia, proprio come faccio ogni giorno.

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Festa della donna 2016: pensieri e parole

Ogni anno la Giornata Internazionale della Donna mi fa profondamente riflettere e sicuramente questa Festa della Donna 2016 non è da meno.

Qualche numero…

Il Global Gender Gap Report del World Economic Forum è un interessantissima pagina da visitare: in generale, attraverso tanti indicatori, misura il divario di genere nel mondo. Potete navigare tra i dati e scoprire che l’Italia è al 41esimo posto su 145 paesi. Un triste traguardo, quando guardiamo la Top 10 globale e quella Europea, come sempre dominate dai paesi Nordici, ma ancora più triste se guardiamo alle opportunità economiche delle donne: solo Turchia e Malta fanno peggio di noi in Europa.

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Su 145 paesi, con il 13% di disoccupazione femminile l’Italia è al 111esimo posto: tra gli ultimi insieme a Cuba, Messico, Arabia Saudita e Bangladesh. Il trend negli ultimi dieci anni è peggiorativo, purtroppo.
Solo il 51% delle donne lavora, contro il 74% degli uomini. In Italia una donna in media guadagna 0,47 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo.
La maternità diventa inoltre devastante per la vita professionale delle donne: una donna su quattro lascia il lavoro quando aspetta un figlio e dopo la maternità continuano a lavorare solo 43 donne su 100.

Il limite delle donne sono purtroppo le donne stesse.

Sono soddisfatta, fiera, orgogliosa di essere nata donna, non avrei voluto nascere uomo sebbene questo mondo sia dominato dagli uomini e sicuramente questi miei pensieri appariranno a tratti femministi, ma alla soglia dei 40 anni, qualcosa sull’essere donna credo di averlo imparato.

Ho passato metà della mia vita a contatto con uomini: dall’università al lavoro, sempre uomini. Ed è stato difficile essere più brava di loro senza ferire il loro orgoglio maschile, senza farli sentire inferiori addirittura ad una donna (quando poi invece il contrario dovrebbe essere normale). E’ stato difficile trovare un equilibrio tra la propria femminilità, tra il proprio mondo ormonale, fatto inevitabilmente (e naturalmente) di belletti e sentimenti, e un lavoro prettamente maschile in cui in un cantiere mai sarai ascoltata, in cui raramente siederai al tavolo delle trattative perchè non puoi essere carina e anche intelligente, non puoi dire a loro uomini come investire milioni di euro.

Negli ultimi anni, la maternità, il blog ed i social mi hanno riportato a contatto con le donne.

E non ci siamo, amiche mie. Troppo spesso prede degli ormoni (che dovremmo governare, piuttosto che assecondare), vedo donne invidiare profondamente altre donne con asprezza ed amarezza, vedo donne offendere senza pietà altre donne, vedo donne belle attaccate da donne meno belle, donne che oggi fanno gruppetto con una mentre domani faranno gruppetto con le ex-amiche della loro virtuale nemica. Vedo le chiacchiere da pescivendole, offese, cattiverie, poca maturità, ancor meno coerenza, concorrenza sleale… Vedo donne programmare gravidanze per rimanere a casa a prendere lo stipendio a scapito di altre donne che invece una famiglia l’hanno già e dovranno sobbarcarsi a doppio lavoro.

Cerco di mantenermi aliena a queste dinamiche, che non fanno parte del mio modo di essere e tantomeno della mia forma mentis, ma mi portano a riflettere profondamente su quanto siamo noi donne a limitare la nostra indipendenza e la nostra crescita e riconoscimento sociale. Non siamo capaci di creare gruppi forti e coesi: è un fattore comune che ci caratterizza nei comportamenti dall’asilo fino al gruppo Whatsapp delle mamme, dalla politica fino alla palestra.

Ancora una volta la storia dovrebbe insegnarci qualcosa. Quando le donne hanno ottenuto qualcosa è sempre stato insieme: insieme hanno ottenuto tanti dei diritti di cui oggi godiamo e spesso abusiamo senza renderci conto che qualcuno ha lottato perchè oggi possiamo vestire come vogliamo, andare dove desideriamo, votare…

Quando le donne creano sinergie, collaborano, si uniscono per uno scopo o, ancor meglio, per un ideale, allora nascono grandi idee e progetti…

Ho chiesto ad un’amica vera e speciale un libro che esprimesse un concetto di sana femminilità per Sissi: ed ecco Vale (la chiamerò così ma poi vi lascerò tutti i suoi riferimenti), il suo pensiero sulla giornata di oggi e il libro che mi ha consigliato.

“Rosa Confetto”

rosa confetto libro

Questo è il libro al quale ho pensato subito, senza esitazioni, cara Paola. In questo giorno speciale, colgo al volo l’occasione che mi offri (e che tanto apprezzo) per ringraziare due delle donne importanti nella mia vita.

Mia zia Loredana, che me l’ha regalato, e la mia mamma che me l’ha letto infinite volte con sempre rinnovato entusiasmo, ben prima che fossi in grado di farlo da sola e di capirlo davvero. Io e mia sorella lo abbiamo amato da che ho memoria, inizialmente per le splendide illustrazioni, poi anche per i contenuti importanti.

“Rosa Confetto” è stato scritto in anni diversi sulla scia del ’68: si intuisce già dal nome delle edizioni, “Dalla parte delle bambine”.  Allora certi argomenti erano estremamente sentiti e le donne lottavano unite, con passione, per la parità dei diritti.

Ma i concetti rappresentati e i valori trasmessi, mai come oggi sono attuali. 

La diversità, in particolare di genere, di trattamento e aspirazioni riservati a maschi e femmine. La curiosità nei confronti del mondo. Le pari opportunità. La ricerca della propria individualità ed indipendenza, la sana ribellione per l’affermazione della personalità di ognuno.

La protagonista Pasqualina, come capirai, è una elefantina degli anni settanta assolutamente moderna. Un’eroina che niente ha da invidiare a quelli tanto cari ai nostri bambini, che continuano ad essere prevalentemente di sesso maschile. Purtroppo in genere viene proposto un certo tipo di modello, anche per quanto riguarda l’eroismo. Ancora oggi, si sente la necessità di difendersi in un mondo “maschile” e proprio per gli stimoli che sin dalla prima infanzia riceviamo, forte è la tentazione per noi donne di assumere determinati atteggiamenti, correndo il rischio di immedesimarci divenendo noi stesse esempio di comportamenti che aborriamo. Si può essere eroi o eroine anche accettando le proprie debolezze, i propri limiti e puntando sulla gentilezza, sulla comprensione, sulla disponibilità. Sull’empatia.

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Con il suo esempio positivo, Pasqualina contagia le elefantine, che si sostengono l’un l’altra facendosi coraggio. E insieme compiono un passo importante per essere se stesse.

Molta è ancora la strada che noi donne dovremmo percorrere insieme, per raggiungere quegli obiettivi (opportunità economiche e lavorative, adeguata tutela di lavoratrici in maternità e madri lavoratrici…), che i dati statistici sul divario di genere da te riportati evidenziano essere ben lontani.

Se sono la donna e la mamma che sono oggi, lo devo anche a questo libro, che così bene simboleggia l’educazione che ho ricevuto. L’edizione originale per Emma, mi ha sempre seguito nei vari traslochi. Gelosamente custodita per lei, la aspettava, già molto prima che nascesse. Ho appreso solo ieri, con gioia, che è stata riedita da Motta Junior, insieme ad altri racconti dello stesso tenore. Non li ho letti, lo farò estremamente volentieri e vorrei che anche tu, amica mia, ne avessi l’opportunità. Che Sissi imparasse ad amare Pasqualina quanto l’ho fatto io.

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Come tu ben sai, non ho mai avuto una particolare passione per il rosa, almeno in certe tonalità. Ma se dovesse diventare il colore preferito della mia bambina (che per il momento ama tutti i colori dell’arcobaleno, a 2 anni gioca con Lego, bambole, trattori e dinosauri con indosso un tutù senza fare una piega) la cosa non mi turberebbe affatto. Anche perché non è detto che se domani adorasse questo colore, sarebbe la stessa cosa tra un mese, un anno, cinque o cinquanta. Per come la vedo io, tutto sta nella libertà di scegliere per se stessi, rispettando le scelte degli altri. Se le imponessi di vestirsi sempre di verde, arriverebbe ad odiarlo, quando magari lo avrebbe naturalmente apprezzato.

Quando si soffre o ci si sente costretti, è giusto “uscire dal recinto”. Trasgredire a regole imposte, ribellarsi e scegliere di essere un grigio naturale anziché un rosa finto, costruito, solo perché è quello che piace agli altri o la società si aspetta da noi.

Pasqualina fa una scelta. Se fosse nata grigia pur sentendosi rosa, non ci avrei visto niente di male nel suo cercare di essere ciò che desiderava, senza imporre nulla ad altri.

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Il fascino “rosa” della Regina delle Dolomiti: Festa della Donna 2016 a Cortina

La Regina delle Dolomiti si tinge di rosa per la Festa della Donna 2016: fino a martedì 8 marzo Cortina d’Ampezzo – che quest’anno dedica la Giornata Internazionale della Donna a Fabiola Gianotti, la prima a diventare direttore generale del CERN di Ginevra, l’organizzazione europea per la ricerca nucleare – celebra la donna con diverse iniziative e attività.

Credits www.bandion.it
Credits www.bandion.it

Martedì 8 marzo sono tanti gli appuntamenti in programma, a partire dalla visita guidata gratuita – per le donne – alla mostra Imago Aphroditae. La bellezza muliebre dal XV al XX secolo al Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi, in programma alle 15.30 e alle 18.30. Un’esposizione che riflette sul tema dell’iconografia femminile e, in particolare, sull’ideale di bellezza nella storia dell’estetica occidentale dal Quattrocento al Novecento. Un’occasione preziosa per vedere riunita una selezione di opere celebri, attinenti ai principali canoni della bellezza muliebre (Per info e prenotazioni, entro le 18.00 di lunedì 7 marzo: +39 0436 2206 | +39 0436 86622).

Imago Aphroditae, Musei delle Regole
Imago Aphroditae, Musei delle Regole

Non mancano le cene a tema, con piatti speciali pensati appositamente per la serata: al ristorante dell’Hotel Ancora si può cenare sotto le volte rifinite in color oro e azzurro con i piatti dello chef Michele Nobile (Per info e prenotazioni: +39 0436 3261) e al Ristorante Chalet Amadeus del Boutique Hotel Villa Blu le pietanze, consumate in un’atmosfera accogliente e tipica, sono preparate dallo chef Nicola Fedeli (Per info e prenotazioni: +39 0436 867541).

E dopo cena, una commedia da vedere con le amiche: il Cinema Eden omaggia le donne con la proiezione del film Single ma non troppo, per la regia di Christian Ditter (Orario proiezioni: 17.30, 19.45, 22.00 | Per info: +39 0436 881851).

Complici le abbondanti nevicate dell’ultimo periodo, le più sportive possono cogliere l’occasione per passare una giornata sugli sci, magari lungo le piste protagoniste delle Olimpiadi del ’56, tra cui la famosa Olympia delle Tofane, per sentirsi come le campionesse che ogni anno si sfidano proprio lungo questo percorso in occasione della Coppa del Mondo di sci Femminile.
Se poi agli sci si preferiscono i pattini, basta attraversare le porte dello Stadio Olimpico del Ghiaccio e seguire le tracce dei volteggi lasciati dalle grandi come Carolina Kostner, protagonista a Cortina lo scorso dicembre di uno spettacolo entusiasmante nell’ambito della Biennale internazionale di architettura “Barbara Cappochin”, o come Elizabeth ‘Sissy’ Schwarz che, proprio a febbraio di quest’anno, nel sessantesimo delle Olimpiadi invernali del ‘56, è tornata sulla pista dove ha conseguito la medaglia d’oro olimpica nel pattinaggio a  coppie con il partner Kurt Oppelt: «È bello poter ritornare a Cortina dopo tanti anni» ha dichiarato la campionessa. «Questa località ha un significato molto speciale per me e rimarrà per sempre legata al mio più grande successo. Un’esperienza davvero indimenticabile».

Elizabeth 'Sissy' Schwarz allo Stadio Olimpico del Ghiaccio
Elizabeth ‘Sissy’ Schwarz allo Stadio Olimpico del Ghiaccio

Non può mancare, infine, qualche ora dedicata allo shopping tutto al femminile lungo le vie del centro, dove è stato inaugurato il nuovo Cortina Store, in piazza Roma 4, con i prodotti a marchio Cortina e dove, tra abiti griffati, gioielli, articoli per la casa, per il make up e cioccolatini, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Sarà una Festa della Donna 2016 indimenticabile!

Credits www.bandion.it
Credits www.bandion.it
Riflessioni

Women’s day

Tanta ipocrisia in questa Festa della Donna: si è perso il suo significato politico e sociale, le vetrine si riempiono di mimose (ma non di sconti, ahimè!) e le pasticcerie di torte-mimose, i ristoranti di Menù delle donne… tante donne oggi festeggeranno con le amiche e berranno qualche bicchierino in più, stasera, in una cena per sole donne. So much hypocrisy in this International Women’s Day: it has lost its political and social significance, the shop’s windows are filled with mimosas (but not with sales! ), cakes, restaurants with “Menu for women’s day” … many women today celebrating with friends drinking some glasses more, tonight at a dinner for women only.

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IO MI ASTENGO. I REFRAIN.

Mi astengo perchè… I refrain because… Read More