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Festa della donna 2016: pensieri e parole

Ogni anno la Giornata Internazionale della Donna mi fa profondamente riflettere e sicuramente questa Festa della Donna 2016 non è da meno.

Qualche numero…

Il Global Gender Gap Report del World Economic Forum è un interessantissima pagina da visitare: in generale, attraverso tanti indicatori, misura il divario di genere nel mondo. Potete navigare tra i dati e scoprire che l’Italia è al 41esimo posto su 145 paesi. Un triste traguardo, quando guardiamo la Top 10 globale e quella Europea, come sempre dominate dai paesi Nordici, ma ancora più triste se guardiamo alle opportunità economiche delle donne: solo Turchia e Malta fanno peggio di noi in Europa.

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Su 145 paesi, con il 13% di disoccupazione femminile l’Italia è al 111esimo posto: tra gli ultimi insieme a Cuba, Messico, Arabia Saudita e Bangladesh. Il trend negli ultimi dieci anni è peggiorativo, purtroppo.
Solo il 51% delle donne lavora, contro il 74% degli uomini. In Italia una donna in media guadagna 0,47 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo.
La maternità diventa inoltre devastante per la vita professionale delle donne: una donna su quattro lascia il lavoro quando aspetta un figlio e dopo la maternità continuano a lavorare solo 43 donne su 100.

Il limite delle donne sono purtroppo le donne stesse.

Sono soddisfatta, fiera, orgogliosa di essere nata donna, non avrei voluto nascere uomo sebbene questo mondo sia dominato dagli uomini e sicuramente questi miei pensieri appariranno a tratti femministi, ma alla soglia dei 40 anni, qualcosa sull’essere donna credo di averlo imparato.

Ho passato metà della mia vita a contatto con uomini: dall’università al lavoro, sempre uomini. Ed è stato difficile essere più brava di loro senza ferire il loro orgoglio maschile, senza farli sentire inferiori addirittura ad una donna (quando poi invece il contrario dovrebbe essere normale). E’ stato difficile trovare un equilibrio tra la propria femminilità, tra il proprio mondo ormonale, fatto inevitabilmente (e naturalmente) di belletti e sentimenti, e un lavoro prettamente maschile in cui in un cantiere mai sarai ascoltata, in cui raramente siederai al tavolo delle trattative perchè non puoi essere carina e anche intelligente, non puoi dire a loro uomini come investire milioni di euro.

Negli ultimi anni, la maternità, il blog ed i social mi hanno riportato a contatto con le donne.

E non ci siamo, amiche mie. Troppo spesso prede degli ormoni (che dovremmo governare, piuttosto che assecondare), vedo donne invidiare profondamente altre donne con asprezza ed amarezza, vedo donne offendere senza pietà altre donne, vedo donne belle attaccate da donne meno belle, donne che oggi fanno gruppetto con una mentre domani faranno gruppetto con le ex-amiche della loro virtuale nemica. Vedo le chiacchiere da pescivendole, offese, cattiverie, poca maturità, ancor meno coerenza, concorrenza sleale… Vedo donne programmare gravidanze per rimanere a casa a prendere lo stipendio a scapito di altre donne che invece una famiglia l’hanno già e dovranno sobbarcarsi a doppio lavoro.

Cerco di mantenermi aliena a queste dinamiche, che non fanno parte del mio modo di essere e tantomeno della mia forma mentis, ma mi portano a riflettere profondamente su quanto siamo noi donne a limitare la nostra indipendenza e la nostra crescita e riconoscimento sociale. Non siamo capaci di creare gruppi forti e coesi: è un fattore comune che ci caratterizza nei comportamenti dall’asilo fino al gruppo Whatsapp delle mamme, dalla politica fino alla palestra.

Ancora una volta la storia dovrebbe insegnarci qualcosa. Quando le donne hanno ottenuto qualcosa è sempre stato insieme: insieme hanno ottenuto tanti dei diritti di cui oggi godiamo e spesso abusiamo senza renderci conto che qualcuno ha lottato perchè oggi possiamo vestire come vogliamo, andare dove desideriamo, votare…

Quando le donne creano sinergie, collaborano, si uniscono per uno scopo o, ancor meglio, per un ideale, allora nascono grandi idee e progetti…

Ho chiesto ad un’amica vera e speciale un libro che esprimesse un concetto di sana femminilità per Sissi: ed ecco Vale (la chiamerò così ma poi vi lascerò tutti i suoi riferimenti), il suo pensiero sulla giornata di oggi e il libro che mi ha consigliato.

“Rosa Confetto”

rosa confetto libro

Questo è il libro al quale ho pensato subito, senza esitazioni, cara Paola. In questo giorno speciale, colgo al volo l’occasione che mi offri (e che tanto apprezzo) per ringraziare due delle donne importanti nella mia vita.

Mia zia Loredana, che me l’ha regalato, e la mia mamma che me l’ha letto infinite volte con sempre rinnovato entusiasmo, ben prima che fossi in grado di farlo da sola e di capirlo davvero. Io e mia sorella lo abbiamo amato da che ho memoria, inizialmente per le splendide illustrazioni, poi anche per i contenuti importanti.

“Rosa Confetto” è stato scritto in anni diversi sulla scia del ’68: si intuisce già dal nome delle edizioni, “Dalla parte delle bambine”.  Allora certi argomenti erano estremamente sentiti e le donne lottavano unite, con passione, per la parità dei diritti.

Ma i concetti rappresentati e i valori trasmessi, mai come oggi sono attuali. 

La diversità, in particolare di genere, di trattamento e aspirazioni riservati a maschi e femmine. La curiosità nei confronti del mondo. Le pari opportunità. La ricerca della propria individualità ed indipendenza, la sana ribellione per l’affermazione della personalità di ognuno.

La protagonista Pasqualina, come capirai, è una elefantina degli anni settanta assolutamente moderna. Un’eroina che niente ha da invidiare a quelli tanto cari ai nostri bambini, che continuano ad essere prevalentemente di sesso maschile. Purtroppo in genere viene proposto un certo tipo di modello, anche per quanto riguarda l’eroismo. Ancora oggi, si sente la necessità di difendersi in un mondo “maschile” e proprio per gli stimoli che sin dalla prima infanzia riceviamo, forte è la tentazione per noi donne di assumere determinati atteggiamenti, correndo il rischio di immedesimarci divenendo noi stesse esempio di comportamenti che aborriamo. Si può essere eroi o eroine anche accettando le proprie debolezze, i propri limiti e puntando sulla gentilezza, sulla comprensione, sulla disponibilità. Sull’empatia.

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Con il suo esempio positivo, Pasqualina contagia le elefantine, che si sostengono l’un l’altra facendosi coraggio. E insieme compiono un passo importante per essere se stesse.

Molta è ancora la strada che noi donne dovremmo percorrere insieme, per raggiungere quegli obiettivi (opportunità economiche e lavorative, adeguata tutela di lavoratrici in maternità e madri lavoratrici…), che i dati statistici sul divario di genere da te riportati evidenziano essere ben lontani.

Se sono la donna e la mamma che sono oggi, lo devo anche a questo libro, che così bene simboleggia l’educazione che ho ricevuto. L’edizione originale per Emma, mi ha sempre seguito nei vari traslochi. Gelosamente custodita per lei, la aspettava, già molto prima che nascesse. Ho appreso solo ieri, con gioia, che è stata riedita da Motta Junior, insieme ad altri racconti dello stesso tenore. Non li ho letti, lo farò estremamente volentieri e vorrei che anche tu, amica mia, ne avessi l’opportunità. Che Sissi imparasse ad amare Pasqualina quanto l’ho fatto io.

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Come tu ben sai, non ho mai avuto una particolare passione per il rosa, almeno in certe tonalità. Ma se dovesse diventare il colore preferito della mia bambina (che per il momento ama tutti i colori dell’arcobaleno, a 2 anni gioca con Lego, bambole, trattori e dinosauri con indosso un tutù senza fare una piega) la cosa non mi turberebbe affatto. Anche perché non è detto che se domani adorasse questo colore, sarebbe la stessa cosa tra un mese, un anno, cinque o cinquanta. Per come la vedo io, tutto sta nella libertà di scegliere per se stessi, rispettando le scelte degli altri. Se le imponessi di vestirsi sempre di verde, arriverebbe ad odiarlo, quando magari lo avrebbe naturalmente apprezzato.

Quando si soffre o ci si sente costretti, è giusto “uscire dal recinto”. Trasgredire a regole imposte, ribellarsi e scegliere di essere un grigio naturale anziché un rosa finto, costruito, solo perché è quello che piace agli altri o la società si aspetta da noi.

Pasqualina fa una scelta. Se fosse nata grigia pur sentendosi rosa, non ci avrei visto niente di male nel suo cercare di essere ciò che desiderava, senza imporre nulla ad altri.

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