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Giochi: bambini, genitori e una mattina al Museo Explora con Fisher Price

Che relazione c’è tra gioco, bambini e genitori? Sai giocare con i tuoi bambini?

Mi sono spesso posta queste domande in questi 6 luuuunghi anni!

Giochi: bambini, genitori e una mattina al Museo Explora con Fisher Price

Quando ho ricevuto l’invito per assistere alla mini-conferenza organizzata da Fisher Price al Museo Explora di Roma su questo argomento ho cercato di incastrare tutti i miei impegni ed essere presente. Un momento di riflessione per me sul passato e sul futuro del complesso menage a trois tra genitori, giochi, bambini: mi sono fatta portavoce su Instagram Stories (trovi i contenuti in evidenza registrati live) dei dati raccolti dalla ricerca Doxa Kids e di quello che ci ha raccontato la pedagogista Dott.ssa Elena Urso.

Durante la spiegazione della pedagogista ho ripercorso tutte le fasi della crescita di Sissi: ho trovato conforto in tante decisioni (giuste) prese, come il gioco libero, il lasciare tutto a portata di mano spesso a scapito dell’ordine, e mi sono resa conto di alcuni errori (o se non tali, sicuramente aspetti che avrei potuto migliorare), come la mia omnipresenza durante il gioco, anche in solitaria, di Sissi.

Fatto un mea culpa, si rende necessario anche un onestissimo disclaimer: questo post non è sponsorizzato in alcuna forma. Sebbene il blog, come sai, sia per me un lavoro vero e proprio ed ogni pubblicazione, foto, post, richieda tempo (e anche un po’ di amore) nell’essere confezionato affinchè tu possa leggerlo e apprezzarlo, ho deciso di raccontarti comunque quello che ci siamo detti durante la mattinata dedicata a “Scoprire le sue passioni è un gioco”: gli argomenti sono stati tanti e davvero interessanti e in molte mi avete chiesto una sorta di sunto scritto.

Ecco i punti a mio avviso più interessanti che la pedagogista Dott.ssa Elena Urso ci ha illustrato

Il bambino gioca: è questa la sua forma naturale di relazionarsi con il mondo e attraverso il gioco impara (non solo il mondo esterno, ma anche quello interno). Proprio perchè è il suo stato naturale, quando giochiamo con i nostri figli sono loro che conducono il gioco, sono loro quelli che SANNO giocare.

Lasciamo condurre il gioco a loro, lasciamoli proporre e non dimentichiamo di divertirci: i bambini percepiscono il nostro stato d’animo e non provano molto piacere (uno dei principi base che guida la loro esistenza di bambini) quando ci vedono annoiati o poco coinvolti… d’altra parte vi piacerebbe giocare a tennis con una persona evidentemente disinteressata? Via smartphone e altri impegni da adulti: se giochiamo, lasciamoci DAVVERO coinvolgere nel gioco e divertiamoci. In questo bisogna ammettere che i nonni sono spesso più bravi di noi genitori: distanti da responsabilità (e ansie) genitoriali, possibilmente distanti dagli obblighi del lavoro e delle moderne tecnologie (quante ore passiamo al telefono per lavoro?), godono di cuore della compagnia e dei giochi con i nipotini.

Bambini animisti? Si! I bambini si affezionano ai loro giochi non solo per abitudinarietà (caratteristica che a mio avviso contraddistingue i bambini a 360 gradi), ma anche perchè i giochi vecchi (considerati tali solo da noi adulti, che tendiamo a comprare cose nuove, cose più belle, più stimolanti, talvolta più instagrammabili) hanno per loro non solo un valore affettivo ma anche una vera e propria anima. In un mondo dove fantasia e realtà spesso si confondono (in effetti i bambini non distinguono tra i due mondi fino a circa 5 anni), anche gli oggetti sono animati, hanno una loro vita che interagisce con il mondo del nostro bambino: per questo prima di buttare via un gioco dovremmo fermarci a riflettere e non dovremmo forzare alla condivisione. Lasciamo che utilizzino il gioco rotto in maniere alternative: è un grandissimo esempio di inclusione, che ci mostra quanto sia innato avere cura del diverso, identificato nel giocattolo che ha una gamba rotta e che magari può trovare un uso diverso o diventare un grandissimo eroe. Ancora una volta il gioco educa.

Lasciate i bambini liberi di giocare come (e dove, aggiungerei) vogliono: le forme e le modalità di gioco evolvono con la crescita del bambino, ma l’aspetto che dovrebbe essere sempre presente è la libertà. La libertà di sperimentare, di giocare da solo o in gruppo, di dimostrare interesse per una cosa e indifferenza per un’altra, di usare un giocattolo secondo il proprio criterio, spiega la Dott.ssa Urso. Attraverso la libertà, avendo tutti i giochi a disposizione, imparano a scegliere. E l’ordine? Spesso il nostro ordine non coincide con il concetto di ordine che hanno i nostri bambini: se un gioco è stato lasciato sul pavimento, potrebbe essere stato lasciato lì ad hoc, per assistere al resto della scena di gioco che il bimbo ha creato. Una buona idea potrebbe essere di farli mettere in ordine prima di andare a nanna,

Il gioco varia in base all’età: che giochi puoi scegliere per relazionarti con il tuo bambino?

Nel primo mese di vita il gioco vero e proprio è un po’ complicato e, come per tutto il primo anno, diventa fondamentale il ruolo della mamma: parla tanto al tuo bambino. D’altra parte conosce già la tua voce fin dalla pancia!

Da 2 a 8 mesi, il bambino risponde agli stimoli a lui diretti e perfeziona la capacità di presa: in questa fase sonagli e oggetti da afferrare e osservare, ascoltare, mettere in bocca sono perfetti. Anche i tappetini con materiali di diverse texture sono perfetti. Un incentivo importante per l’impulso motorio, che si compirà come vedremo nei mesi successivi, è opportuno collocare i giochi di maggior interesse del bambino un po’ distanti da lui, cosicché il piccolo sia motivato a tentare di muoversi, consiglia la Dott.ssa Urso.

Gli 8 mesi rappresentano un momento importante per il bambino: riconoscono le persone distinguendo i volti noti e quelli sconosciuti e cominciano i primi progressi negli spostamenti. Generalmente è il periodo dell’ansia da distacco: molto utili sono in questa fase i giochi di scomparsa/apparizione, tipo il classico cucù con le mani, o altri giochi come i cubi con dentro elementi a sorpresa o gli specchi.

Attorno ai 12 mesi cominciano a camminare: il mondo assume una diversa prospettiva e inoltre si affinano le capacità tattili e rituali, cioè le attività che suppongono una consequenzialità causa-effetto. In questa fase sono ottimi i giochi che propongono una certa ripetitività: il classico cubo con le forme, le piramidi con i cerchi, i giochi sonori con sequenze da riprodurre. Sono giochi che alleno la logica e pongono, dal punto di vista emotivo, l’accento sulla gestione della frustrazione: non tutto riesce al primo tentativo, ma riprovando alla fine si riesce!

Tra 18 mesi e 2 anni i bambini hanno sviluppato il concetto di permanenza dell’oggetto (= se non lo vedo, continua ad esistere, quindi se non vedo la mamma che è in cucina, posso comunque continuare a giocare perchè se c’è bisogno arriverà!) e possono giocare anche DA SOLI. La Dott.ssa Urso spiega che i bambini nel gioco sperimentano il proprio senso di onnipotenza: giocare da soli consente loro di realizzarlo pienamente! Sono particolarmente indicati i giochi che stimolano l’attività motoria: macchinine, passeggini, cavallini a dondolo, anche mobili… e largo spazio anche alle costruzione di tutti i tipi (con pezzi grandi ovviamente!). I bambini di quest’età sono naturalmente orientati a specializzarsi nei movimenti, perché è ciò che permette loro di appropriarsi del mondo circostante. Per potenziare l’area del linguaggio che evolverà nei mesi e anni successivi, possiamo scegliere giochi che abbiano suoni ripetuti: nomi di animali e oggetti o canzoncine ripetute…

Tra 24 e 36 mesi si sviluppano il linguaggio e la coordinazione oculo-motoria: i bambini diventano bravissimi nei giochi ad incastro (forme o puzzle semplicissimi). Bene tutti i giochi che richiedono un’abilità di coordinazione oculo-manuale, come i telefoni, le lavagnette magnetiche o con i pennarelli. Immancabili i giochi simbolici che riproducono situazioni familiari: cucina , scuola, ambulatori, mestieri.

Da 3 a 5 anni i bambini si specializzano nel gioco individuale, saziando il loro senso di onnipotenza: sanno dominare il mondo attorno a loro! In questa fase la maggior parte dei bambini si affaccia anche al mondo della scuola dell’infanzia e quindi alla relazione con i coetanei: in un principio i bambini – soprattutto di 3/4 anni – non giocano insieme, ma piuttosto vicini, e spesso inevitabilmente ci sono litigi. Dovremmo cercare di lasciare risolvere la situazione perchè probabilmente dopo un litigio ogni bimbo giocherà solo, o forse torneranno a giocare insieme, in un equilibrio capo/gregario tutto loro, che nulla ha a che vedere con le nostre dinamiche da adulto.

Una curiosità sui giochi bambini Fisher Price: il Play Lab

Nel 1961 Fisher-Price fondò una nursery oggi nota come Play Lab.
Parte del reparto Ricerca e Sviluppo, era una sorta di testing center, il primo nell’industria del giocattolo, che ancora oggi, rimane il cuore dello sviluppo in Fisher-Price.
Al Play Lab i bambini hanno l’opportunità di giocare con i giocattoli Fisher-Price in un ambiente divertente e stimolante: al tempo stesso Play Lab fornisce servizi e risorse essenziali per il design e la creazione del prodotto Fisher-Price. Una delle responsabilità più importanti per il Play Lab, è quella di determinare l’età di utilizzo di un giocattolo.

Non solo: Fisher-Price esegue anche dei test a casa, così da capire esattamente come i bambini interagiscono con i prodotti. Le famiglie portano a casa i primissimi campioni per la prova e danno un feedback sull’esperienza di gioco.

Non  mi resta che augurati una giornata piena di gioco con i tuoi bimbi!

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