La catena delle mamme: perchè ho deciso di pubblicare le foto

Turbine di polemiche sui social a proposito dei social.

Da Umberto Eco venuto a mancare che i social hanno osannato… paradossale: proprio lui che i social aveva crocifisso (basta leggere questo articolo per ricordare il suo pensiero in merito)…

Il gioco delle mamme che scatena polemiche infinite (ecco l’articolo di Repubblica.it a proposito) sui social sulla privacy, sulle foto dei minori, ecc… Ecco il post della Polizia Postale su Facebook.

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Io ho condiviso le foto in quel gioco sulla maternità in base ad un pensiero di coerenza e a varie vicissitudini avvenute con la mia bambina.

  1. Le foto di Sissi (sia qui sul blog che sui canali social) sono raramente a viso pieno, sono spesso sfocate in volto o prese di tre quarti o con me.
  2. Quel gioco era sulla maternità: non si incitava a condividere foto dei propri figli ma foto che rendevano madri orgogliose. Chi voleva giocare avrebbe potuto postare la propria pancia, un paio di scarpine, una mano, un fiocco nascita, ma ancora di più una pagella, un disegno, una medaglia sportiva… l’orgoglio non è solo avere figli belli da fotografare (che poi: ogni scarrafone è bello a mamma sua…) e l’italiano non è un’opinione.
  3. Le polemiche fini a se stesse sono sempre sterili. Cara Polizia Postale, in questo mare di ignoranza informatica, perchè piuttosto di allarmare non hai educato e spiegato COME le stolte mamme italiane potessero rendere private queste immagini o come si imposta la privacy su Facebook?
  4. Coerenza, amiche. Inutile fare le bacchettone su Facebook e poi postare dieci foto a giorno del vostro bimbo/a su Instagram…
  5. Coerenza, blogger. Ancora più coerenza, per favore. Soprattutto perchè su Facebook tanti problemi, mentre sul vostro blog (le cui visite certamente non limitate o oscurate) i vostri figli vengono fotografati in mille pose per i post per cui venite pagati?
  6. Esperienza personali: Sissi ha camminato per la prima volta in un’aeroporto ed è stata fotografata dalle persone in sala d’attesa. Poi al Keukenhof in Olanda è stata fotografata da un gruppo di cinesi perchè giocava in maniera tenera con dei tulipani alti quanto lei. Poi al Colosseo mentre facevamo da guide turistiche ai nostri parenti un gruppo di stranieri ha fatto foto con noi. Poi a Londra da Harrods facemmo delle foto con Babbo Natale in mezzo ad altri turisti. Poi al centro commerciale alla festa di Carnevale ha fatto la foto con il Pirata insieme ad altri mille bambini fotografati da altri mille genitori. Sono pochi dei tanti episodi che mi sovvengono… in un mondo in cui la fotografia è a portata di clic con uno smartphone da parte di chiunque, casualmente noi o i nostri figli ogni giorno facciamo da comparse ignare delle foto altrui… che fine fanno queste foto?

Penso che debba prevalere il buon senso. Nessuna mamma è migliore di un’altra. Facciamo le cose in buona fede e per il bene dei nostri figli. Nessuna mamma sana di mente farebbe qualcosa che possa nuocere a suo figlio. Però… perchè con lo stesso clamore non educhiamo al rispetto? Perchè con la stessa polemica non puntiamo il dito contro chi non ha fatto il corso di manovre salvavita pediatriche, contro chi non si informa del benessere dei propri figli (SIDS e vaccini in primis), contro chi non posta foto sui social ma poi abbandona i propri bambini nelle mani di nonne/i così anziani da non essere in grado di badare loro o a babysitter straniere incapaci di fronteggiare una qualsiasi emergenza?

La privacy nei social può essere sempre applicata. Puoi limitare, bloccare, segnalare, scegliere chi seguire e da chi farti seguire. C’è anche la bella opzione di non avere affatto alcun social.

Il fatto di scegliere per i nostri figli è il ruolo dei genitori. Scegliamo ogni giorno per loro e ne siamo responsabili anche dal punto di vista civile e penale. Scegliamo se vaccinarli o no. Scegliamo cosa dar loro da mangiare. Scegliamo come vestirli. Dalle scelte importanti fino a quelle più frivole, ogni singolo giorno operiamo scelte in nome e per conto dei nostri figli minori: è la cosiddetta patria potestà quella che esercitiamo ogni giorno finchè non diventeranno maggiorenni.

Io onestamente non credo che mia figlia mi odierà per aver condiviso alcune foto un po’ sgranate e sfocate nel solo intento di dichiarare il mio amore per lei. E non credo nemmeno che un pedopornografo le possa usare a fini illeciti quando su Instagram ci sono tantissime bacheche con modelli bambini/e ammiccanti e mezzi nudi, forse molto più allettanti per delle menti malate.

Come al solito, purtroppo, invece di fare rete e confrontarsi in maniera civile e serena, la rete divide e le polemiche si inaspriscono con toni a tratti surreali. Perchè anche chi non ha postato alcuna foto, dietro lo schermo del pc o dello smartphone si sente forte della propria identità nascosta che lo autorizza a dire tutto e il contrario di tutto, a giudicare senza conoscere e senza avere un contraddittorio.

Ogni volta che un tema diventa caldo, sui social si perde il senso della misura e si esagera, si offende, si odia con violenza e virulenza… e allora, purtroppo, risuonano le parole di Umberto Eco, pesanti come un macigno sul cuore di chi vorrebbe che la rete e il web creassero sinergie tra esseri umani piuttosto che invasioni di imbecilli:

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».  

Paola Agostini (sissi_mum)

Founder, director and editor in chief at SissiWorld

Photographer

https://www.sissiworld.net/aboutme/

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2 thoughts on “La catena delle mamme: perchè ho deciso di pubblicare le foto”

  1. Condivido il tuo pensiero su questa e su altre simili vicende. Anche io ho partecipato pubblicando alcune foto dei miei figli, cosa che faccio anche sul blog e sugli altri social seguendo una mia logica che condivido con loro.
    Come dici tu il criterio guida dovrebbe essere anche in questo caso il buon senso. E il rispetto per chi la pensa diversamente da te, sempre!

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